Un Libro a Milano – Fiera della piccola e media editoria indipendente

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Quest’oggi voglio parlarvi, in leggero ritardo, di un evento interessante tenutosi nella diversamente assolata Milano.
Sto parlando di “Un Libro a Milano“, fiera della piccola e media editoria indipendente. Forse definirla «fiera» è ancora un po’ eccessivo: gli spazi sono parecchio limitati, gli editori pochi. Il confronto con la grande “Più libri più liberi” di Roma, da poco conclusasi, potrebbe essere inevitabile, ma noi cercheremo di non inciampare in questo errore.
Dicevamo dunque del salone milanese; questa seconda edizione si è tenuta dal 26 al 28 Novembre negli spazi espositivi del SuperstudioPiù di via Tortona (zona Porta Genova) e organizzata da Zephyro Organizzazione Eventi (ramo, appunto, eventi della Zephyro Edizioni) in collaborazione con l’Associazione Culturale Librialsole. L’obiettivo mi sembra chiaro: far sì che la frettolosa Milano scopra i piccoli e medi editori. Proprio Milano, che nell’immaginario collettivo è la città dell’editoria, non aveva una sua fiera dedicata a quella che costituisce la fetta più larga della torta editoriale.
Se vi state chiedendo il perché di questa mancanza meneghina, forse ho qualcosa che potrebbe, non dico rispondere, ma quanto meno formare un’idea in proposito. Si tratta di una lettera spedita al sito di Stefano Boeri, candidato del Partito Democratico alle primarie del centro-sinistra per la poltrona di Sindaco della città di Milano. Il mittente è Pietro Biancardi, direttore della casa editrice Iperborea. Ecco cosa scrive:

Caro Stefano Boeri,
mi rallegro moltissimo per il suo invito agli “operatori culturali” milanesi di fare proposte per una Milano capitale della cultura (mondiale) e lo raccolgo più che volentieri.

Le scrivo in quanto direttore editoriale di Iperborea, una casa editrice indipendente che dal 1987 traduce e diffonde la cultura del Nord Europa in Italia.

 Da anni noi indipendenti non abbiamo un interlocutore in Comune. E l’industria editoriale ne risente: se fino agli anni ’80 l’incubatoio delle nuove idee era la nostra città, ora – da almeno 15 anni – le nuove case editrici più interessanti sono nate tutte a Roma.

Le racconto una storia, piuttosto esemplificativa: qualche anno fa, un comitato di editori indipendenti progettava una fiera dell’editoria indipendente a Milano. Non sono neanche riusciti a parlare con l’assessore alla cultura. Si sono quindi rivolti a Veltroni, allora sindaco di Roma, che ha immediatamente sposato la causa mettendo a disposizione il palazzo dei congressi dell’EUR per 5 giorni in corrispondenza (purtroppo per noi milanesi) del ponte di Sant’Ambrogio. Arrivati alla 9ª edizione, la Fiera per l’editoria indipendente “Più libri più liberi” è un punto di riferimento sia in Italia (l’edizione 2009 ha avuto 60.000 visitatori!) che all’estero. Gli editori fanno la fila per entrare a far parte della selezione di 300 editori e la fiera attrae sempre più visitatori professionali stranieri.
 Ogni anno, quando ci vado, davanti al fermento culturale che ruota intorno a questo evento, alla quantità di lettori entusiasti che vi partecipano, penso alla miopia (anzi, alla cecità) della nostra giunta. A Milano non c’è niente di simile, e non per mancanza di buona volontà da parte degli editori. Ogni anno vengono fatti piccoli tentativi, ma fanno fatica a decollare soffrendo di invisibilità istituzionale. Siamo convinti che ci sia spazio e mercato per costruire qualcosa di simile anche a Milano, se solo avessimo un minimo di sostegno, e il ritorno che ne avrebbe la città non sarebbe “solo” culturale, ma anche di immagine e prestigio e, con la dovuta pazienza, anche economico. [...]

Insomma, credo che alle parole del signor Biancardi ci sia poco e niente da aggiungere. “Un Libro a Milano” rientra a pieno titolo nei «piccoli tentativi» a cui fa riferimento la lettera; un tentativo che, fino ad ora, è riuscito a ripetersi per una seconda volta. Io ovviamente mi auguro di tutto cuore che possa esserci anche una terza volta, una quarta, una quinta, etcetera etcetera. Che diventi – perché no – una vera fiera della piccola e media editoria. Ma per farlo ci vuole un appoggio, di soldi, di pubblicità, di visibilità, appoggio che finora non gli è stato dato, o perlomeno solo in parte e non basta mica. Non se si vogliono fare le cose per bene.
Inutile perdersi, poi, in dibattiti sulla qualità delle storie pubblicate, gli editori non erano certo lì a puntare una pistola in fronte a chiunque si avvicinasse. Questo però è un altro discorso che affronterò in un altro post – se e quando mi andrà -, per oggi ho già divagato abbastanza.

Il Sabato pomeriggio che ho dedicato a quest’esposizione è stato divertente, l’ho passato con un’amica, ho avuto modo di conoscere l’offerta delle case editrici presenti comprando qua e là, soffermandomi presso ogni stand per tutto il tempo necessario. Uno dei grandi vantaggi dei piccoli saloni. Da segnalare, inoltre, l’esperimento del libro “Gli editori si raccontano”: centocinquanta pagine in cui gli editori presenti raccontano la propria casa editrice, il tutto al simbolico prezzo di 1 euro. L’ho preso volentieri, sia perché mi interessava realmente leggere ciò che v’era scritto, sia perché era uno dei modi per dare il mio personalissimo contributo a quest’evento. Sperando di poterlo ritrovare l’anno prossimo con tante novità.

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