Prove tecniche di trasmissione

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Qualcuno mi accuserà di avere account praticamente ovunque e io – ahimè – non posso che dargli ragione.
Sono ormai passati cinque anni da quando ho iniziato a tenere un blog; all’epoca mi era bastato usare il famigerato space messo a disposizione da MSN, poi, in seguito ad alcune ondate migratorie e consigli vari, mi sono trasferita su Splinder, aprendo quello che io ritengo essere il mio unico e vero blog personale. Ci sono molto affezionata, nonostante la tendenza degli ultimi anni a utilizzare esclusivamente Facebook e social network impostati sull’immediatezza dell’informazione pubblicata e della sua fruibilità da parte della propria rete di contatti. Unite tutto questo al declino della piattaforma Splinder, dalla quale molti sono scappati rifugiandosi tra le moderne e rassicuranti pagine di WordPress o, più semplicemente, cancellando definitivamente l’account.
È una tendenza che – sia chiaro – non biasimo affatto, anzi, io stessa ne sono partecipe allargando la falla a scapito del mio summenzionato blog.

E allora perché – forse chiederete voi – attivare l’ennesimo account, l’ennesimo spazio?
Le risposte sono diverse, ma tutte molto semplici, o stupide, questo è a vostra discrezione. Nel mio blog personale ho sempre evitato di trattare e/o approfondire determinati argomenti, vuoi perché personali, vuoi perché un po’ conosco i miei polli e sapevo delle visite di determinati conoscenti, anche piuttosto sgradevoli. Se una persona decide di tenere un blog pubblico deve mettere in conto anche questo e altro. Mi ero dunque auto-imposta una discreta censura, quanto meno quel poco che bastava per evitare che le situazioni da me narrate risultassero eccessivamente chiare. Non avevo nulla di particolare da nascondere, né mi dilettavo nello scrivere in chiave criptica vicende di poco conto solo per intrigare quelle persone. No, niente di tutto ciò; il blog era ed è una valvola di sfogo, un luogo in cui potevo buttar giù tutte le belle e le brutte che volevo, senza dover per forza prendermi sul serio, senza dover per forza cercare un paio di orecchie che ascoltassero i miei lamenti. Inoltre, non dobbiamo dimenticare una cosa: ho aperto quello spazio tra il 2005 e il 2006. Avevo 16 anni e un’inquietudine rabbiosa che mi derivava fondamentalmente dalla scuola. Un quinquennio caratterizzato da studi che si sono rivelati essere un circolo chiuso – lì sono iniziati e lì sono finiti – e di tutta una serie di relazioni e costrizioni di cui, ad oggi, salvo veramente ben poco. La voglia di staccarsi da ingranaggi dissonanti, la voglia di un posto che assicurasse un qualsiasi tipo di stimolo, quel tanto che bastava per rimettere in attività la mia creatività, il mio intelletto, tristemente assopiti e schiacciati da una realtà che si ostina nel non offrire nulla.
Avevo 16 anni, appunto. Ora ne ho quasi 22 e, com’è ovvio che sia, le cose sono cambiate.
Mi sono più volte chiesta se fosse il caso di chiudere il blog su Splinder e riaprirlo altrove. Avrei potuto farlo in occasione del mio trasferimento “analogico” a Milano, nuova città, nuova vita, nuova Università, nuovo blog. Mi sono sempre risposta di no. Non ho alcuna intenzione di chiuderlo, né trasferirlo, almeno non per ora. Probabilmente neanche in futuro. Il fatto è che quelle cose scritte, brutte o imbarazzanti che siano, mi appartengono, anche se la Lavinia attuale è in qualche misura lontana da quella di allora. Non mi va di cancellare le vicende di un passato di cui porto gli evidenti segni; pur ammettendo che certe cose preferirei non ricordarle, eliminare quei post sarebbe come cercare di scrivere in esametri una pagina di un diario segreto. La Lavinia di cinque anni fa si offenderebbe e quella di adesso non ha né il tempo né la voglia (e neanche troverebbe giusto) di modificare qualcosa che, si potrebbe dire, sia cristallizzato nel tempo.

Forse non mi sono spiegata per bene, o forse mi sono dilungata troppo quando avrei potuto esprimere gli stessi concetti in poco più di tre righe. Il gioco della variatio e della brevitas non è propriamente il mio forte.

Be’, ho parlato tanto senza neanche accennare all’uso che farò di questo spazio. In realtà non ne ho ancora la benché minima idea, ma è molto probabile che riverserò qui tutte le parole e gli argomenti che con gli anni non sono riusciti a trovare il proprio posto nel mio blog principale. Non posso ancora dare una fisionomia ben precisa al tutto, d’altra parte nessuno nasce già completamente formato. Ci penserò man mano, per il momento mi basterà aggiungere cose piccole e essenziali.

È venuta l’ora di concludere questa lunga lettera di presentazione. Vi ricordo che potete fare riferimento alle pagine “About” e “Chi sono” per eventuali curiosità sul blog e sulla mia persona.

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